27 APR 2025
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Eseguire un Tso? Municipale a scuola di comunicazione e uso (mirato) della forza

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Eseguire un Tso? Municipale a scuola di comunicazione e uso (mirato) della forza Eseguire un Tso? Municipale a scuola di comunicazione e uso (mirato) della forza © n.c.
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Hanno studiato e poi messo in pratica procedure e tecniche operative per Aso (accertamento sanitario obbligatorio) e Tso (trattamento sanitario obbligatorio) gli agenti di Polizia municipale Unione Mugello che hanno partecipato al corso condotto da istruttori della Scuola interregionale di Polizia locale, svoltosi di recente a Borgo San Lorenzo. Quattro ore di teoria seguite da altrettante di pratica per preparare gli agenti all'intervento con le corrette procedure. Tra i temi esaminati nella sessione teorica, la preparazione dell'intervento, i compiti specifici degli operatori di polizia locale nell'esecuzione delle ordinanze, il ruolo degli operatori sanitari e della polizia locale e il coordinamento operativo sulla scena dell'intervento, la negoziazione e gli strumenti comunicativi per giungere alla collaborazione del paziente, l'uso mirato della forza come azione di protezione e immobilizzazione dell'individuo. Nella sessione pratica che si è tenuta alla palestra delle scuole elementari Dante Aligheri gli agenti hanno partecipato a simulazioni di casi specifici mettendo in atto le tecniche di immobilizzazione e di sicurezza insegnate dagli istruttori.

 

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Commenti 5
  • Piero

    Analisi lucida, dettagliata, pi che plausibile agli occhi di un profano dell'argomento. Mi aspetto una risposta da chi di dovere, che rielabori, secondo un diverso punto di vista, tutti gli argomenti trattati dal sig. Simone. In assenza di ci, dovremo dargli il pi ampio credito.

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    mar 11 aprile 2017 10:23
  • simoneconsulenza

    mi permetto un piccolo inciso, avendo lavorato per 15 anni in contesti psichiatrici. ASO, TSO, SPDC, SUP....Non un giochino di parole, sono le sigle con cui si nascondono le pi grosse infamie che la civilt neomoderna ha partorito. Siccome si vergognano di chiamare i luoghi di sevizie e gli aguzzini con i loro nomi ed hanno anche bisogno di darsi un contegno e conferire ai vari boia uno status pi adeguato allo stipendio che estorcono, allora inventano pomposi nomi che poi per (per pudorema nientaffatto!) per scientifico ritegno a comunicare al mondo quello che si fa, chi lo fa e su chi lo si fa, crittografano le ignominie con acronimi che misurano la distanza tra chi il potere lo detiene e chi lo subisce. Anfibio sul collo. La scienza ha bisogno di inventare e detenere il linguaggio con la quale esercita la propria dittatura. Da sempre. Il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) quello dove, se il TSO (altra sigla che sta p

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    lun 10 aprile 2017 11:57
  • simoneconsulenza

    er Trattamento Sanitario Obbligatorio e che significa che da quel momento dispongono di te come vogliono e per quanto tempo vogliono) non facile, ovvero se tu opponi la minima resistenza, cio non colludi, te vittima, con il carnefice, allora chiamano il Servizio Urgenza Psichiatrica (SUP): una o pi macchine di poliziotti che gi arrivano incazzati perch sanno che se li chiamano avranno a che fare con gente che alza le mani, morde, graffia e si divincola. Generalmente il SUP lo chiamano per i TSO successivi al primo: uno mica fesso, dopo aver vissuto la tortura del primo col cazzo che si assoggetta alla barbarie imposta. Il tragico di tutto questo che non si vergognano nemmeno un po e chiamano questi lager posti di cura e di diagnosi. Hanno la faccia come il culo. Se mai vi capitasse di entrare in una di queste camere di sicurezza (ma sicura per chi?) cercate bene di farlo dalla parte dei carcerieri, insomma di quelli che, come me, h

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    lun 10 aprile 2017 11:57
  • simoneconsulenza

    anno potuto anche uscirvi da soli. Anni fa ho letto alcune riflessioni di Ulrike Meinhoff sulla deprivazione sensoriale, supplizio che nelle carceri viene usato contro i pi cattivi e pericolosi, con il solo fine di ucciderti psicologicamente. Con lei poi hanno ben pensato che era il caso di passare alla definitiva eliminazione, forse proprio perch sulla sua repressione riusciva, comunque e ancorch deprivata, ad essere sufficientemente critica. Quando sono entrato la prima volta in SPDC ho ripensato a quegli scritti. Non perch ci fosse propriamente isolamento: le urla, i lamenti, gli insulti, le bestemmie, la promiscuit fra vecchi e giovanissimi, uomini e donne, infermieri e pazienti (ma questo dramma pu essere vissuto con pazienza?), non giustificano proprio il paragone con una cella di segregazione sensoriale. la luce che mi ha colpito. Accesa sempre, anche di giorno. Il freddo del neon che rimbalza sulle pareti colorate a smalto v

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    lun 10 aprile 2017 11:57
  • simoneconsulenza

    erdastro e che luccicano nella loro scivolosa impermeabilit. Come se non bastassero le sbarre alle piccole finestre, i chiavistelli, gli infermieri cazzuti, le fettucce di contenzione e gli psicofarmaci a kili. Anche la vernice impermeabile. Vietato respirare. La luce in SPDC totalmente deprivante. Ti impedisce non di pensare, che gi te lo impedisci da solo per poter sopravvivere a quello che ti fanno. Ti fora il cervello; trapassa gli occhi e ti arriva allo stomaco. E non si sente pi nulla. Nemmeno il legittimo odio, tutto istintivo, per coloro i quali ti stanno facendo questo.

    rispondi a simoneconsulenza
    lun 10 aprile 2017 11:57