31 MAR 2025
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La notizia del giorno: tirare i capelli non è uno stupro

Vicenda Prodi, le tardive scuse a metà e quella frase terribile. Le paladine anti patriarcato non pervenute...

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tirare i capelli è reato? tirare i capelli è reato? © deposirphotos
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Mi ero ripromessa di evitare l’argomento poiché molto sfruttato, scivoloso ma anche perché ampiamente raccontato da firme più autorevoli della mia.
Poi, pur con profondo rispetto per la senilità ho deciso, anche in virtù del mio essere da sempre in prima linea quando si tratta di questioni di genere e in difesa della nostra professione (non a caso sono membra delle associazioni Donne del Vino e Giornaliste Italiane) ho deciso che non potevo esimermi dall’affrontare lo spinoso argomento evitando, lo dico fin dalla premessa, le strumentalizzazioni politiche (non ci casco!) alla luce delle ultime affermazioni dell''ex premier.

Ritenevo che l'aspetto più grave dell’intera vicenda che ha visto protagonista l’85enne Romano Prodi sia stato negare l’episodio derubricandolo a gesto scomposto e fuori luogo con quel “ho semplicemente appoggiato una mano sulla spalla”, come se ciò non fosse altrettanto grave nel contesto in cui si è svolto; ma siccome al peggio non c'è mai fine è ancora più l’imbarazzante il mea culpa davanti all’evidenza delle immagini con quel rimedio peggiore del buco del “mica l’ho stuprata!” come se solo uno stupro fosse violenza contro una donna.
Terribile.

Un uomo del suo calibro e del suo passato non può non solo negare l’evidenza del gesto fatto nei confronti della collega Virginia Orefice rea solo di avere posto una domanda “scomoda”. Non può soprattutto con quelle scuse a metà tardive definire l'atto una “gestualità familiare” come se fosse normale che un attempato ex professore metta le mani addosso a una giornalista.
Che familiarità aveva Prodi con Virginia Orefice?
Nessuna! Il suo gesto stizzoso era un voler deligitimmare, ridicolizzare e zittire una collega (donna) nello svolgimento del suo mestiere.

Molti hanno sostenuto che si è gridato “al lupo” e lo ha fatto lo stesso Prodi con quel terribile "mica l'ho stuprata" come se toccare una donna quando non richiesto, per di più in pubblico, sia una dinamica normale e non un gesto di prevaricazione nel tentativo di dominare secondo il linguaggio del corpo.

Minimizzare poi l'agito di nonno burbero “abituato a certe gestualità”  è solo rilevatore di un atteggiamento patriarcale e lo ribadisco fino alla noia, per sminuire il lavoro giornalistico, specie se femminile.

Il fatto è gravissimo e gravissima ancora di più "la distrazione" delle femministe, quelle della lotta al patriarcato, dei diritti negati, della vittimizzazione secondaria, etc…
L’ex Primo Ministro, ex signore dell'Iri e di tante altre cose che aveva promesso a tutti gli italiani che con l’avvento della moneta unica europea avremmo lavoreremo un giorno in meno pur guadagnando come un giorno in più l’ha fatta sporca e colto con le mani nella marmellata ha cercato di metterci una pezza che è peggiore del buco, ma loro non hanno visto e non hanno sentito?

Non si mette mai le mani addosso a una donna se questa non è consenziente come sostengono loro stesse, i colleghi e gli intellettuali che vogliono portare l’educazione sessuale alle elementari contro il patriarcato e soprattutto non si cerca mai di rimediare dicendo col sorriso sarcastico "mica l'ho stuprata".

Quello che da donna e giornalista più mi offende e mi stupisce in tutto questo squallore sono le difese di quei colleghi (uomini?) che dimenticano che il misfatto è stato compiuto nei confronti di una collega mentre svolgeva il suo lavoro e cosa più terribile che nonostante la sua compostezza la collega Lavinia Orefice non è stato sostanzialmente creduta fino a che non sono sortite fuori le immagini a mo’ di var calcistica.

Dov'era la federazione stampa italiana e l'ordine dei giornalisti?
Forse distratti i primi e impegnati ancora a conteggiare le schede dopo le elezioni di categoria i secondi si sono accorti del caso Prodi/Orefice con grande ritardo e solo dopo l'altrettanto deplorevole caso Donzelli/Salvini .
La Fnsi li ha posti sullo stesso piano: "Una tiratina di capelli di qua, un pezzo di m. di là e all'informazione si continua a mancare di rispetto"", ha fatto presente Alessandra Costante, segretario generale della Fnsi. E ancora: "Che sia la giornalista Lavinia Orefici di Quarta Repubblica o il collega Giacomo Salvini del Fatto Quotidiano, tutti i cronisti hanno diritto di poter esercitare il proprio mestiere in maniera libera e senza censure".

Pure il presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha preso (finalmente) posizione sostenendo che "quelli recenti di Prodi e Donzelli non sono episodi isolati, ma il frutto di una tendenza a considerare i giornalisti come nemici e a non rispettare dignità e professione". Bartoli ha difeso la categoria: "Il nostro compito è quello di garantire innanzitutto il diritto dei cittadini ad essere informati. La simpatia è un requisito che si richiede ad altri mestieri"
Peccato che il presidente Bartoli non abbia inserito nel "paniere" anche la vicenda della collega Annalisa Bruchi / Matteo Renzi a cui solo le Giornaliste Italiane hanno espresso solidarietà  per l'imbarazzante sequela di insulti ricevuti con l'accusa di essere "appiattita sui voleri della premier" o addirittura definita "ipersensibile alla Meloni".

Tutto ciò è davvero terribile.
In attesa che le paladine della lotta al patriarcato battano un colpo lo ribadisco: se una donna non vuole le mani addosso non si mettono mai e se toccare i capelli va bene perché non è uno stupro siamo messi proprio male...

Non si fa a venti come a ottantacinque anni.

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