4 APR 2025
OK!Firenze

Borgo e il diario di un partigiano. Pubblicate le memorie di Scheggi...

  • 462
Borgo e il diario di un partigiano. Pubblicate le memorie di Scheggi... Borgo e il diario di un partigiano. Pubblicate le memorie di Scheggi... © n.c.
Font +: 22px16px
Stampa Commenta

A novant’anni un ex ferroviere ha deciso di raccontare la sua storia, quella della Resistenza e del suo paese. Silvano Scheggi è un borghigiano doc da quasi novant’anni, portati benissimo. Guida ancora la macchina e non fa fatica a salire le scale. A questa età ha voluto raccogliere le sue memorie e buttarle giù in un diario per raccontare la sua vita alle figlie, ai nipoti e a tutti giovani. Sono vicende condivise da molti della sua generazione, ma sono una testimonianza sempre nuova e inedita della storia del secolo scorso. Nato in una famiglia benestante, il babbo aveva una trattoria e bottega a Borgo, soffrì le difficoltà economiche e le sopraffazioni che il regime di Mussolini riservava a chi si opponeva, perché il babbo era antifascista e nella sua bottega si ritrovavano altri dissidenti. Ma non si piegò e racconta come, nonostante le difficoltà economiche, si costruì la sua vita studiando e conservando la sua indipendenze. Pur non gradito al regime, entrò giovanissimo alle ferrovie e nel 1943, mentre era in servizio alla stazione di Firenze, si trovò a dover scegliere tra la deportazione in Germania o unirsi ai partigiani. Decise di darsi alla macchia e, rischiando comunque la vita, salì in montagna e entrò a far parte della Resistenza. Racconta in particolare due episodi della guerra partigiana ai quali partecipò attivamente: la battaglia di Cetica in Pratomagno e la liberazione di Firenze. Due episodi conosciuti e sui quali ci sono molte testimonianze. Ma il suo è il racconto inedito di un protagonista che porta un nuovo contributo a queste pagine di storia esaltante e al tempo stesso lacerante e complessa. Pagine che comunque fanno parte della Resistenza toscana e che meritano di essere raccontate da chi le ha vissute e non le ha solo lette nella storiografia “ufficiale”. Dopo la guerra è stato critico verso narrazioni della resistenza a “senso unico”, utilizzate per imporre visioni ideologiche e obiettivi politici. Come altri ex partigiani lasciò il PCI nel quale militava nel primo dopoguerra e si dedicò al suo lavoro di ferroviere che è stato la passione della sua vita. In questa veste e come sindacalista racconta l’emarginazione che gli ex fascisti subirono nel mondo del lavoro e che lui non condivise a priori. Per tanti anni capostazione a Borgo ripercorre brevemente le lotte per la ricostruzione della Faentina di cui fu uno dei protagonisti. Il volumetto è pubblicato da Studio Ad.Es la casa editrice del Giornale Il galletto. Chi ne volesse una copia può rivolgersi a Silvano Scheggi tramite la redazione del Galletto.

 

Lascia un commento
stai rispondendo a