
Fra le categorie che hanno potuto tirar su bandone il martedì dopo Pasqua c'è quella dell'abbigliamento per bambini. Un codice Adeco che da qualcuno non è stato compreso nella sua necessità ma sorvoliamo su questo dato che è banale spiegare che i bambini crescono...
La questione che ci è stata sottoposta da più di una lettrice è che le riaperture ci sono solo sulla carta. Sono state a singhiozzo e non omogenee e allora abbiamo cercato di capirne di più.
Non sono aperti i grandi store e i franchising più diffusi, sono aperti alcuni negozi. Ci dicono però che quelli aperti sono quelli meno economici e in un periodo in cui molti hanno difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena è un tema da porre.
Cecilia da anni a Gavinana con il suo negozio "naturale" da poco trasferitosi in Piazza Gualfredotto tiene a puntualizzare che i piccoli negozi danno un servizio diverso e curano i loro clienti mentre i grandi fanno una considerazione prettamente economica se conviene o no aprire.
Alcuni brand comunicano ai loro clienti fedeli tramite sms e what up che la riapertura avverrà "a giorni". Altri sono ancora chiusi perché serve tempo a mettersi a norma dato che il decreto toscano è stato fatto il giorno di Pasquetta.
C'è chi ha riaperto pur con tutte le difficoltà di mettersi in regola ma ha deciso di farlo applicando sconti importanti comprendendo il momento difficile per molti; chi ha preferito nell'impossibilità di mettersi a norma di trasferirsi armi e bagagli su piattaforme on line, c'è chi lamenta che anche on line i prezzi sono troppo alti.
Noi un giro in città lo abbiamo fatto ed effettivamente le grandi catene hanno difficoltà ad aprire anche perchè è di difficile gestire la contigentazione dei clienti, ma soprattutto far sì che nello store le persone non "aprofittano" per cercare di acquistare prodotti ancora vietati.
Ma ciò che ci ha colpito di più parlando con la commessa di un famoso brand è che nella giungla delle ordinanze regionali che hanno fatto girare la testa anche al sindaco Nardella si sovrappongono anche le ordinanze di ogni singolo sindaco che fa sì che in un comune si possa vendere qualcosa e in un altro no.
E così succede che, a Firenze ad esempio, una mamma che decide di andare in negozio perchè nel periodo della quarantena e col passaggio dall'inverno alla primavera il bambino è cresciuto può comprare i pantaloni o la felpa della misura maggiore ma deve lasciare il bambino scalzo perchè le scarpe non si possono vendere a Firenze. Così come non si possono vendere le cinture ma si possono vendere i cappellini, le sciarpe e le passate per i capelli per le bambine...