
Il Comitato contro la Centrale a Biomasse di Petrona scrive a tutti i candidati alle prossime elezioni regionali. Lo fa per chiedere loro di esprimersi pubblicamente in materia. Ecco il testo della lettera:
La Regione Toscana per la quale vi siete candidati, ha tra le sue attribuzioni importanti funzioni di pianificazione in materia di energie rinnovabili, biomasse comprese, e in materia di rifiuti, che si concretizzano in piani quinquennali denominati rispettivamente PAER (Piano Ambientale Energie Rinnovabili) e PRB ( Piano Rifiuti e Bonifica). Nel nostro Collegio, e in particolare nella zona del Mugello, entrambe le questioni hanno assunto drammatica attualità, per l’incombere della realizzazione di un impianto di combustione a biomasse legnose da 0,999 Kw elettrico proprio nel cuore della valle in località Petrona, sulla strada Traversa del Mugello tra i Comuni di Scarperia e San Piero e di Borgo S.Lorenzo, nonché per il proliferare di richieste ai Comuni di installazione di altri piccoli impianti privati da 200kw, che al momento godono dei maggiori incentivi pubblici e di procedure semplificate. Per quanto riguarda poi i rifiuti siamo veramente il fanalino di coda di tutto l’ATO, non essendo stata attuata nel Mugello nessuna politica di prevenzione, riduzione e differenziazione dei rifiuti: così ci ritroviamo con la discarica di Vigiano (Borgo S.L.) esaurita, con conseguente necessità di conferire i rifiuti a Montespertoli a costi crescenti, il permanere di livelli bassissimi di differenziata (max 38%) causa la mancata promessa di introduzione della raccolta porta a porta, che obbligano la popolazione mugellana al pagamento di penali crescenti per il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dalla normativa. Bene ci lascia sperare però quanto sta avvenendo in Val di Sieve con il recentissimo riconoscimento fatto da quelle Amministrazioni locali dell’insensatezza e pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti, visti anche gli ottimi risultati della raccolta porta a porta, e che ha condotto, a quanto pare, al definitivo stop da parte della Regione del contestatissimo inceneritore di Selvapiana. Vi chiediamo in qualità di futuri possibili amministratori Regionali di confrontarvi pubblicamente con noi sui seguenti dati di fatto e in caso di condivisione, di sottoscrivere l’impegno con la popolazione ad operare una volta eletti per la riduzione dei rifiuti, contro ogni politica di incenerimento, biomasse comprese, e per il riciclaggio totale dei materiali organici e inorganici secondo la strategia “ Rifiuti Zero”. a)Per quanto riguarda la questione dell’impianto a biomasse legnose di Petrona e in genere gli impianti a biomasse anche di piccole dimensioni evidenziamo i seguenti dati di fatto: 1a) La combustione di biomasse legnose genera sostanze tossiche e mutagene, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, diossine, perfino P.C.B., polveri sottili ed ultrasottili dette anche nano polveri, altamente cancerogene, capaci di muoversi a distanza di molti km. Le emissioni tossiche sono tanto maggiori poi se si tratta di legname non stagionato o addirittura, come nel caso delle potature, di materiale verde contenente inoltre residui di trattamenti antiparassitari. 2a) La quantità di polveri sottili e nano polveri prodotta dalla combustione delle biomasse legnose è mille volte maggiore di quella prodotta dal gas metano e anche dal GPL in quanto un cm.3 di emissioni da biomasse contiene 45.000.000 di nano particelle, mentre un cm.3 di emissioni da gas metano appena 4.500. E’ per questo che l’installazione di centrali di combustione a biomasse legnose in zone servite dal gas metano, come è la zona di Petrona, quand’anche fossero collegate a sistemi di teleriscaldamento , porta ad un sicuro peggioramento della qualità dell’aria perché lo spegnimento dei preesistenti impianti a gas metano a bassissime emissioni, non può mai compensare l’enorme aumento delle emissioni della centrale a biomasse, con sicura violazione della Direttiva ARIA 2008/50 CE che prevede che la qualità dell’aria non possa mai essere peggiorata, ma solo migliorata, e che ha già portato alla condanna dell’Italia. 3a) L’Italia dispone di una capacità di produzione di energia elettrica che supera i 120 GW (miliardi di watt), mentre il consumo effettivo, oltretutto in calo per la crisi ,è di 25 GW. Gli impianti di produzione di energia elettrica a biomasse come quello di Petrona non hanno quindi nessuna necessità né utilità pubblica. 4a) La convenienza economica delle centrali a biomasse dell’imprenditoria privata sta tutta nella generosissima incentivazione governativa il cui costo poi ricade sulla nostra bolletta delle luce con una maggiorazione del 7% alla voce “energie rinnovabili”. E’ una verità che non deve emergere e infatti per la centrale di Petrona la Ditta proponente si è rifiutata con comunicazione ufficiale di risposta ad una interrogazione consiliare, di rendere noto il piano finanziario, motivando il diniego con il diritto dell’impresa privata alla riservatezza dei dati economici, peccato però che le incentivazioni sono soldi pubblici. 5a) La combustione della legna nelle centrali non può essere considerata una fonte energetica rinnovabile (che presupporrebbe un rinnovamento immediato, nel momento in cui viene consumata). Un albero brucia in pochi minuti, l'albero che dovrà sostituirlo impiegherà 20 anni a ricrescere....e quanti altri alberi verranno tagliati nell'arco di quei 20 anni, per essere consumati in un impianto che brucia (24 ore su 24 per 330 giorni ) almeno 14.400 tonnellate di legna all'anno (72.000 alberi di dimensioni medie in un anno, quasi 1 milione e mezzo di alberi in 20 anni)? Quindi, ammesso che per ogni albero bruciato ne venga ripiantato un altro, solo dopo che ne saranno stati bruciati un milione e mezzo si cominceranno a vedere i primi alberi ripiantati diventati “adulti”. Senza considerare che la legna bruciata in tale quantità, concentrata in un solo punto, immette nell'aria, oltre a nanopolveri a altre sostanze dannosissime, anche anidride carbonica (CO2), mentre se quegli alberi fossero restati vivi, avrebbero continuato ad assorbire anidride carbonica e a produrre ossigeno. Inoltre, se, una volta caduti, venissero lasciati sul terreno per il naturale processo di decomposizione, libererebbero gradualmente la CO2 anziché tutta insieme come avviene con la combustione. Il limite del raggio di 70 km per l’approvvigionamento “filiera corta”, che dovrebbe evitare di produrre CO2 con i lunghi viaggi dei mezzi di trasporto, non garantisce affatto che non venga utilizzato legname proveniente dai Paesi dell’ Europa dell’Est o dal disboscamento delle foreste tropicali, a bassissimo costo in denaro e ad altissimo costo ecologico per le migliaia di km percorsi, in quanto potrebbe essere acquistata anche presso rivenditori che abbiano sede entro il raggio dei 70 Km dall’impianto. 6a) L’impianto di combustione a biomasse di Petrona è stato autorizzato dalla Provincia di Firenze per la sola produzione di energia elettrica con l’esplicita precisazione nella Conferenza dei Servizi che esso non è in cogenerazione perché nel progetto l’energia termica sprigionata dall’impianto non è convogliata nel teleriscaldamento o altri usi. L’eventuale utilizzo per la produzione di 50-60.000 tn annue di pellet è invece ancora tutto da stabilire mediante apposita procedura di autorizzazione. Questo secondo impianto avrà bisogno di altre 80.000 tn di biomasse e quindi provocherà, oltre a ulteriori emissioni atmosferiche, acustiche e odorifere, un aumento del transito giornaliero di almeno 40 mezzi pesanti sulla Traversa del Mugello, tra consegna masse legnose, ritiro pellet per la commercializzazione e ritiro ceneri prodotte dalla combustione. 7a) Non è stata effettuata durante il procedimento autorizzativo per l’impianto a biomasse la Valutazione di Impatto ambientale (VIA), ignorando la sentenza n.93/2013 emessa dalla Corte Costituzionale a proposito della L.R Marche n.3/2012 , che ha stabilito che la procedura di VIA va fatta anche per impianti inferiori ad 1 MW, pena la violazione della Direttiva 2011/92 CE. art.4, pronuncia richiamata nella recentissima sentenza del TAR Toscana seconda sez. n 237/2014 come motivazione per l’annullamento dell’autorizzazione concessa dalla Provincia di Arezzo ad un impianto a biomasse a Caprese Michelangelo. Ne consegue che in base alla sentenza citata della Corte Costituzionale anche la L.R. della Toscana n.10 del 2010 relativa alla VIA , come già la legge della Regione Marche, va disapplicata nella parte in cui prevede che gli impianti per la produzione di energia elettrica debbano essere sottoposti alla procedura di VIA in base al solo criterio dimensionale (art.42 c.2) per contrasto con i criteri indicati dalla citata normativa europea all’art. 4, paragrafo 3. Tali criteri sono non solo la dimensione, ma anche altre caratteristiche dei progetti, ovvero il cumulo con altri progetti, l’utilizzazione di risorse naturali, la produzione di rifiuti, l’inquinamento ed i disturbi ambientali da essi prodotti, la loro localizzazione e il loro impatto potenziale con riferimento, tra l’altro, all’area geografica e alla densità della popolazione interessata. Compito quindi del prossimo Consiglio Regionale sarà modificare la L.R.T. 10/2010 come indicato dalla Corte.b1) La discarica di Vigiano (Borgo S.Lorenzo), è esaurita dall’autunno del 2014 e si è reso necessario il conferimento alla discarica di Montespertoli con notevole aumento dei costi economici e ambientali. b2) Non esiste in Mugello nemmeno un’isola ecologica e, dopo la chiusura della Gawi, alcun altro centro di conferimento e riciclaggio di rifiuti, se si eccettua l’impianto di compostaggio di Faltona. b3) Il livello di differenziata nei paesi del Mugello è infimo, nel migliore dei casi sfiora il 38%, a causa del permanere del vecchio sistema di conferimento nei cassonetti stradali che, assicurando l’anonimato , non incoraggiano i comportamenti virtuosi e della mancata introduzione del tanto promesso porta a porta. Ciò comporta una penale a carico della popolazione, destinata a crescere via via per il progressivo innalzamento degli obiettivi regionali (70% entro il 2020) in base alle direttive Europee. b4) Il gestore della raccolta dei rifiuti in Mugello è Publiambiente, la stessa società pubblica che in altri contesti in cui opera, ad es. Empoli, riesce invece a raggiungere performance notevoli, sfiorando percentuali di differenziata dell’80% con raccolta porta a porta, evidentemente a causa di input più decisi dell’ Amministrazione locale. b 5) Produzione di compost nel modernissimo impianto di compostaggio di Faltona di qualità scadente a causa della mancanza a monte di una valida raccolta differenziata della parte organica dei rifiuti RSU. La pessima qualità dei materiali conferiti costringe l’impianto ad effettuare anche una fase anaerobica, con i connessi rischi di contaminazione da parte di batteri anaerobici quali botulino e tetano così come accade per il digestato negli impianti di produzione di biogas con biomasse. Per poter effettuare il solo trattamento aerobico oltre alla migliore selezione dei materiali a monte è necessario disporre di notevoli quantità di lignina, cioè di potature, sfalci che attivano il processo di decomposizione della parte organica RSU, e che pertanto non deve essere sottratta per l’utilizzo negli impianti di combustione a biomasse. L’obiettivo possibile è quello di ottenere un compost di qualità che restituisca ai terreni agricoli del Mugello la loro naturale fertilità evitando l’uso di concimi chimici e pesticidi. Se condividete i dati di fatto sopra illustrati tutti dimostrabili con apposita documentazione, vi chiediamo di sottoscrivere l’impegno con la popolazione del Mugello ad operare una volta eletti, e in ogni caso nella vostra futura militanza politica, contro ogni pratica di incenerimento sia delle biomasse che dei rifiuti e in direzione invece di prevenzione, riduzione e differenziazione , recupero e riutilizzo della materia sia organica che inorganica secondo la strategia Rifiuti Zero. Per quel che riguarda le politiche energetiche per le rinnovabili, promuovendo la destinazione dei fondi pubblici, anziché a incentivi per l’imprenditoria privata delle biomasse, al risparmio e all’autonomia energetica delle abitazioni, edifici pubblici e luoghi di lavoro mediante l’impiego di solare e fotovoltaico. In Mugello ci sono le condizioni strutturali per la creazione di un vero biodistretto che faccia perno sulla riqualificazione dell’impianto di compostaggio di Faltona e sulla presenza di una agricoltura di qualità che sta attraendo forze giovani, di un flusso turistico che sceglie la nostra zona per le sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche, per i suoi itinerari culturali e perchè no, gastronomici. Il simbolo del riscatto e di un nuovo modello virtuoso di gestione del territorio all’insegna dell’hashtag # al Mugello non si brucia è per noi riuscire a fare della controversa urbanizzazione del PIP di Petrona il luogo dove far sorgere un centro modello di riciclaggio, recupero, riuso, riparazione, scambio di oggetti e buone pratiche, che potrà avere anche interessanti ricadute occupazionali certo maggiori dei 4 posti previsti per la centrale a biomasse. L’impegno potrà essere sottoscritto inviando un nota scritta di adesione, come pure potranno essere espresse con sintetica nota scritta le posizioni di ciascun canditato, autorizzandone la pubblica diffusione sui mezzi di stampa e blog locali e sulle pagine FB “Difendiamo il Mugello dalla centrale a biomasse di Petrona”
- b) per quanto riguarda la situazione della gestione e trattamento dei rifiuti nella nostra zona del Mugello evidenziamo i seguenti dati di fatto: