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Dal Diario di 'Sparviero'. Cronaca dell'11 settembre 1944

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Dal Diario di 'Sparviero'. Cronaca dell'11 settembre 1944 Dal Diario di 'Sparviero'. Cronaca dell'11 settembre 1944 © n.c.
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La Liberazione di Borgo nel diario di un partigiano. Abbiamo chiesto dalla Redazione che questo resoconto storico venisse pubblicato proprio giovedi 11 settembre 2014, poiché in questo giorno 70 anni orsono, 11 settembre 1944, (cadeva di lunedi), avvenne La Liberazione di Borgo San Lorenzo, anche se purtroppo la guerra doveva ancora continuare per diversi mesi causando ulteriori ed immani tragedie. Nel nostro piccolo vogliamo far rivivere quella che fu la “vera” cronaca di quei giorni, anche per rendere onore ad Ottavio Pini, (nome di battaglia “sparviero”), scomparso tre mesi orsono (17 luglio 2014), il quale nel settembre del 1991, in occasione della stampa del libro “ E la gioventù trovò la vita - presenza salesiana a Borgo San Lorenzo 1935 – 1967”, rilasciò allo scrivente di queste note e al carissimo Pier Luigi Naldi, anch’esso recentemente scomparso, nella sua abitazione nel viale IV Novembre, una intervista inedita che non aveva mai voluto rilasciare ad altri, per ragioni sue personali che poi siamo venuti a conoscenza tanti anni dopo. Prima di entrare nel contesto, si dice il caso in un catalogo che abbiamo ritrovato e dedicato alla famiglia del grande scultore Antonio Berti (“ la Famiglia Berti – Edizioni Mazzocchi 1948”), ci sono anche alcuni passaggi della liberazione di San Piero a Sieve e Borgo San Lorenzo, ma noi seguiamo, quella che fu la viva voce di Ottavino Pini (per tanni commerciante in via Mazzini, la vecchia Malacoda a Borgo), quando appunto ci ospitò 33 anni orsono nella sua villetta a Cristo Re, dove è scomparso sulla soglia dei 90 anni, facendoci visionare anche un quadernetto intitolato ”- La Liberazione di Borgo San Lorenzo, dal diario manoscritto di Ottavio Pini “sparviero”- . Dunque stralciamo ed iniziamo: “ - sabato 9 settembre 1944, La bufera è passata: i tedeschi hanno abbandonato Monte Giovi e San Cresci sotto il tiro implacabile dell’artigleria inglese. Abbiamo approfittato dell’occasione per catturare due tedeschi. Noi, i superstiti della ”Lavacchini” guardiamo i boschi picchiati dall’aviazione e dal mortaio fino a poco tempo fa; non ci rendiamo conto di come abbiamo fatto ad uscirne vivi. Ci riunimmo nella casa del contadino Mattioli (Podere detto l’Ospedale – ndr). Prima c’era il comando dell’artiglieria tedesca e ora ci siamo noi. Dopo tanto tempo beviamo un po’ di vino, non è del meglio, ma pazienza bisogna contentarsi di quello che hanno lasciato i tedeschi. Verso le 15 arriva il “Dona” (Donatello Donatini – ndr) ci domanda delle armi della Brigata se le abbiamo salvate tutte: annuiamo. “Dona” sorride compiaciuto. Dopo aver esaminato le armi “Dona” ci chiama “ occorre, mi dice, che una squadra stasera scenda a Borgo e vi rimanga tutta la notte per sorvegliare le mosse dei tedeschi , il comando l’avrai tu (Ottavio Pini – ndr), scegliti dei ragazzi in gamba. Va bene rispondo . Si offrono di venire con me Fiorino (Ferdinando Fiorelli, cugino dello scrivente di questa note – ndr), scialuppa, il Dori Luciano, “carrista”, il “ tatta” e “grandine”; scendiamo verso la strada che ci condurrà al piano, armati di mitra e di stein. Ci fermiamo brevemente a Villa Rosselli (Villa Rosselli Del Turco a Sagginale – ndr). I tedeschi sparano cannonate dalla Gotica; uno è esploso alla Madonna della Febbre; più tardi sapremo che quel colpo ha ucciso un uomo. Seguiamo il corso della Sieve fino a Borgo e traversiamo il fiume sulla passerella lasciata dai tedeschi (le mine non sono esplose). Entriamo in Borgo, caro vecchio paese, è da gennaio, che non ti vedevo! Non c’è un’anima in giro: camminiamo ai lati della strada e finiamo per inciampare nella linea elettrica a terra: passiamo per via Mazzini ( Malacoda – ndr) e entriamo in piazza Cavour: pattugliamo le strade con le orecchie tese in ascolto di eventuali rumeri sospetti e del minaccioso “bum-bum” indicante i colpi destinati ad arrivare qui. Siamo stanchi e tedeschi non se ne vedono. Decidiamo di andare dai Salesiani per avere informazioni da Poletto (Prof. Lorenzo Poletto, docente all’Istituto Salesiano – ndr). Troviamo un certo Marchini che dorme in sacrestia, che ci dice che Poletto è a Villa Pecori Giraldi. Ci invita ad entrare e a cenare con pane e pere, accettiamo. Mentre mangiamo ci racconta come la ritirata del grosso tedesco si sia effettuata, ma esistono ancora nei paraggi forti reparti di retroguardia. Accettiamo di riposare in cantina su del cotone. Alle 3 ci alziamo e ripartiamo. Dopo due ore di permanenza in paese, senza che si noti nulla di nuovo, partiamo per San Cresci mentre ricominciano ad esplodere i colpi tedeschi. Ci fermiamo a Villa Ochi (la Villa detta “Gli Ochi” sopra Sagginale era di proprietà di Niccolino Fiorelli babbo del partigiano Fiorino e zio dello scrivente di queste note – ndr), saluto la mia famiglia lì sfollata e riprendiamo il cammino. Presento il rapporto a “Dona” che mi sembra soddisfatto. Domenica 10 e lunedi 11 settembre 1944. Poco dopo il nostro ritorno, un violentissimo fuoco di artigleria alleata si rovescia su San Cresci. L’ospedale è colpito (parte dell’Ospedale di Luco di Mugello era stato trasferito a San Cresci, grazie al direttore dott. Giuseppe Maria Cieri - ndr); a chi tirano! Forse, pensiamo, la “cicogna” ha visto i nostri elmetti tedeschi e ci ha scambiato per tali. “Dona” dopo due ore di fuoco decide di inviare a Santa Brigida “mammolo” e “fachiro” per chiare la situazione. Dò al “ fachiro” la mia pistola, una stosel. Dopo due ore il fuoco cessa. Sapremo dopo però che “mammolo” e “fachiro” sono stati disarmati dagli Alleati. Addio mia stosel. Vengono inviate pattuglie nella vallata: ritornano con l’annunzio che vi sono tedeschi dappertutto. La Brocchi, Borgo, Rabatta, ecc. Il CLN si riunisce; vengo incaricato (ovviamente parla sempre Ottavio Pini - ndr) di tornare a Borgo con una pattuglia di cinque uomini, un’altra pattuglia sempre di cinque uomini, la comanderà “naso”. Abbiamo ordini precisi. Poiché è chiaro che i tedeschi si spingono di giorno nella valle e ripartono la sera, dobbiamo bloccare gli accesso al paese e presidiare i passaggi obbligati per permettere alla Brigata di occuparlo domani. Io e “naso” fissiamo la parola d’ordine, poiché caleremo per strade diverse: lui da quella di Lutiano io da quella di Rabatta. Sono con me “stioppo”, “furia”,” pirata”, “carrista” e “stoppaccio” Con “naso” c’è “fiorino”, “figaro”, grandine”, “tecnico” e “tetta”. Abbiamo anche l’ordine di bloccare gli edifici pubblici. Nulla di notevole fino a Rabatta: Qui ci fermiamo poiché Borgo è sotto tiro di artiglieria. Un contadino ( Lastri?), sgusciato fuori da una porta ci invita in casa a bere un bicchiere. Accettiamo. Ci narra di come venti minuti prima ci fossero i tedeschi in Rabatta e come di forti reparti sianoi accampati al di là delle provinciale Borgo-Vicchio. In quel momento a “furia” , non si sa bene perché, parte un colpo di fucile che fora il soffitto; interpreto il fatto come un cattivo auspicio. Il contadino ha paura, si dispera, dice che arriveranno i tedeschi, allora ordino di partire e di mettere le armi in sicura perchè non si ripetono simili incidenti. Alla curva della strada “ stioppo”, che è in coda, sussulta, toglie la sicura al “mauser” e lancia il chi va là! Dice che ha sentito un uomo camminare , ma noi non abbiamo udito niente e incitiamo “stioppo” a proseguire. Rifiuta. Ha ragione perchè poco dopo esce dall’ombra un uomo con le mani in alto. E’ un civile che ci aveva presi per tedeschi e aggiunge che i tedeschi sono accampati al di là della provinciale. Ripartiamo. Domando a “stioppo” se ha messo la sicura all’arma. Dice di sì, tira il grilletto e parte un colpo. Sono costernato: prevedo che a Borgo non arriveremo. Ci segnalano che i tedeschi a 500 metri da noi lasciano partire fucilate. Ordino di proseguire. Camminiamo sui bordi della strada mentre Borgo è sotto il tiro dell’artiglieria inglese. Arriviamo in paese mentre il fuoco si sposta nella zona del Ponterosso-la Soterna. Ci sentiamo più sicuri perché le case offrono più riparo; traversiamo il paese mentre la terra vibra sotto le esplosioni. Nulla. Pattugliamo per circa tre ore; “naso” e i suoi non arrivano: decidiamo di andare a Villa Pecori Giraldi per vedere se è là. Poletto ( Prof. Lorenzo Poletto, docente ai Salesiani - ndr) ci racconta l’odiosa permanenza delle SS a Borgo durante la giornata: “naso” non c’è e non arriva. Temo che gli sia accaduto qualcosa. Alle tre del pomeriggio ritornaimpo in paese; il fuoco è cessato. Entriamo nella Caserma dei Carabinieri (era nell’attuale vetreria Santelli in piazzale Curtatone e Montanara – ndr), ci richiamo in via Pananti e apposto due uomini tra le macerie all’an golo del viale IV Novembre, in questo momento arriva preceduta da un bel sibilo, una cannonata alleata che scoppia nelle fornaci Brunori; “naso” con la sua squadra non è ancora arrivato, siamo pochi e non possiamo da soli adempiere gli ordini, frazionando le nostre deboli forze. Passiamo la via di Paliano ( via Marconi – ndr) e ci rechiamo al Ponterosso. Mentre guardiamo verso Ripa ( più tardi sapremo che c’erano i 50 tedeschi incaricati di far saltare il paese con il tritolo). Udiamo un rumore di motore verso Serravalle. Ci guardiamo in faccia e poi verso la direzione del suono. Non scorgiamo niente perché sulla Sieve c’è un banco di nebbia e decidiamo di andare fino al ponte. Qui giunti scendiamo sulla passerella e per caso alziamo lo sguardo verso lo “Stradone” (strada Faentina verso il bivio di Olmi – ndr). Quì appoggiati al muricciolo semidistrutto stanno due uomini in divisa “kaki” con in testa un conosciuto elmetto a “padella”: vicino a loro una piccola auto di forma strana, carica delle più svariate cianfrusaglie. Quei due sono inglesi!!! Ci slanciamo verso i due che vengono verso di noi, pistole alla mano. Li saluto in inglese e dico loro che il paese è libero e da noi controllato. Domando delle sigarette e chiedo dov’è il grosso alleato. Mi risponde uno di loro, spiegandomi che sono di pattuglia e che il grosso verrà giù fra qualche giorno: guardo l’orologio: sono le 18,05. Ci danno due pacchetti di “goldflake”. Fumiamo con entusiasmo. Ordiniamo a “pirata” di andare a San Cresci ad avvertire il C.t.n.l. e dare il segnale di discesa, incontriamo il primo civile che arriva a Borgo libera: il fornaio Vitartali (Alfredo Vitartali detto il “fornaino” - ndr). Rientriamo in paese entusiasti, cantando. Mi oppongo che si spari in segno di giubilo, le munizioni sono contate e i tedeschi potrebbero sbucar fuori. In via Mazzini, dei civili rimasti in paese malgrado gli avvenimenti ci applaudono alle finestre. Innalziamo il tricolore sulla Torre dell’Orologio alla presenza di un sacerdote (don Lorenzo Gasperi, eroe prete salesiano che salvò Borgo San Lorenzo dal tritolo e dalla dinamite dei tedeschi – ndr), e di pochi civili; ordino di suonare le campane per annunziare che Borgo è libera. Mi sento commosso. Alle ore 21,45 la Brigata del C.t.n.l. e le prime truppe alleate entrano a Borgo. La liberazione è completata –“. Ci siamo sentiti in dovere a due mesi dalla scomparsa di Ottavio Pini (17 luglio 2014) ed a 70 anni dalla liberazione di Borgo dove lo vide prim’attore, riportare la sua voce e il testo del diario manoscritto che ci fece visionare tanti anni orsono, poichè è stata questa una pagina di storia non indifferente, anzi eclatante, del nostro Mugello e del nostro martoriato paese. Ottavino Pini, di cui ci onoravamo della sua amicizia, dopo poco la guerra, non volle restare in alcuna associazione, non ne volle più sapere, per molteplici ragioni che se le riportiamo allungherebbero notevolmente questo ricordo; tornò al suo lavoro, alla sua famiglia, ai suoi figli, con nel cuore il suo credo di uomo libero: orgoglioso di aver fatto il proprio dovere, senza chiedere ne beni e ne prebende! Aveva solamente 19 anni quando per primo entrò nel suo paese natio, l’11 settembre del 1944, ma lo scorso 17 luglio 2014 molti se ne sono dimenticati. Noi no! Ottavino Pini ( 1924-2014)   Il Capitano Charles R. Complett, comandante inglese di stanza a Borgo San Lorenzo   Mezzi corrazzati inglesi attraversano il Ponte Bailey sul fiume Sieve a Borgo San Lorenzo.   Una immagine ormai storica; borghigiani rientrano in paese attraversando la passerella sul fiume Sieve. La famiglia Lorini   Via Brocchi allagata dopo una forte alluvione; un soldato inglese si porta sulle spalle un commilitone.   (Archivio A.Giovannini)

 

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Commenti 11
  • svincoli

    Questi scritti molto commoventi, e illustrazioni da non poter nemmeno parlare, ti fanno soffermare e ragionare su quel Borgo, tanto difeso, da giovani di 19 anni e padri di famiglia, ed oggi giorno, quel Borgo, lo stanno rovinando i nostri politici e tutti quelli che vogliono "riportare Borgo ai bei tempi", senza amore per il paese ,ma solo per arrivismo, ci ritroviamo a parlare davanti ad un microfono, elencare quello che si pu fare, ma poi, tutto cade in un grande polverone. Non si sentiranno pi quei bellissimi soprannomi, anzi, se qualcuno viene ricordato, non viene ricordato nel bene, ma viceversa.

    rispondi a svincoli
    lun 22 settembre 2014 03:36
  • aldo giovannini

    Dato che lo scrivente di queste note stato chiamato a far parte del corpo redazionale del "Sito Appennino Web - Bologna e Provincia", sente il dovere di ringraziare il Sig. Luca Franceschelli, per aver pubblicato interamente l'intervista di Ottavino Pini ed altri articoli inerenti al Mugello ed all'Alto Mugello. Una eclatante voce in pi per la nostra terra mugellana.

    rispondi a aldo giovannini
    ven 12 settembre 2014 11:30
  • paolo

    Caro Aldo, ti ringrazio infinitamente di aver pubblicato questa meravigliosa intervista di Ottavino, che ricordo benissimo. Non pensavo avesse avuto una parte cosi importante nella liberazione del nostro caro Borgo, anzi, con il suo carattere mite e quasi schivo, ci ha sempre, ingannati per non volere meriti o riconoscimenti. Questo, ancor pi ci rende onorati della sua esistenza, come Borghigiano e come amico. Grazie Aldo, e a tutti coloro che collaborano con te

    rispondi a paolo
    ven 12 settembre 2014 11:18
  • Renzo Marchetti

    CARO ALDO,MI HAI FATTO RIVIVERE LA LIBERAZIONE DI BORGO SAN LORENZO. QUANDO HO VISTO LA FOTOGRAFIA DEL COMANDANTE INGLESE SONO SCOPPIATO A PIANGERE VENIVA IN BOTTEGA DELLA MIA MAMMA RENZA,CHE AVEVA STUDIATO AL CONVENTINO CON LA SIGNORINA MAESTRINI E SAPEVA L'INGLESE.LA MIA NONNA ISOLINA GLI AVEVA FATTO DONO DI CALZETTONI FATTI A MANO CON LA LANA DI PECORA.LA MAMMA PARLAVA CON QUESTO UFFICIALE CHE IO RINGRAZIO PORTAVA TANTE COSE BUONE.RINGRAZIO TANTO TE ALDO ,LA REDAZIONE CHE HA TANTI BORGHIGIANI RICORDI I FATTI CHE SONO SUCCESSI ANCHE SE SONO 70 ANNI.IL FINALE PER IL SIGNORE PINI RICORDO AVEVA LA RADIO TRASMITTENTE E CON MIO PADRE CHE ERA AMICO FREGUENTAVO CASA OINI.ORA BASTA VI ABBRACCIO TUTTI RENZO MARCHETTI

    rispondi a Renzo Marchetti
    gio 11 settembre 2014 02:23
  • ALDO GIOVANNINMI

    Signor Giovanni, lasci stare.

    rispondi a ALDO GIOVANNINMI
    gio 11 settembre 2014 12:51
  • giovanni

    signor aldo ma lei stasera 11 settembre stato invitato a parlare in comune per la liberazione?

    rispondi a giovanni
    gio 11 settembre 2014 12:14
  • david

    SONO FIGLIO DI PARTIGIANI,E QUANDO LEGO QUESTE STORIE DI CHI A COMBATUTO, MI COMUOVO. E OGGI I NOSTRI POLITCANTI STANNO ROVINANDO TUTTO CIO CHE I NOSTRI PADRI ANNO COMBATUTO per un ITALIA LIBERA DAVID

    rispondi a david
    gio 11 settembre 2014 11:56
  • ALDO GIOVANNINI

    Gentile Teresa, la sua domanda mi gi stata posta da altra signora. Sfogliando il libro sulla storia dei salesiani, dove c' un ampio resoconto sulla liberazione di Borgo San Lorenzo, stralciamo i nomi dei componenti della squadra comandata da Ottavio Pini (sparviero): Alfredo Poli di Scarperia ( carrista), Paolo Lapucci (schioppo o anche stioppo), Aldo Tartarelli ( furia), Eugenio Belli (pirata) e Antonio Tortoli (piccione). Il famoso "naso" che comandava la seconda squadra era Benito Paoli, noto droghiere nel Corso Matteotti. Tante cordialit.

    rispondi a ALDO GIOVANNINI
    gio 11 settembre 2014 10:16
  • TERESA

    SIGNOR GIOVANNINI, LEI CITA ALCUNI PARTIGIANI CHE ERANO CON IL SIGNOR PINI CON I NOMI DI BATTAGLIA. E' POSSIBILE SAPERE CHI ERANO! GRAZIE E COMPLIMENTI,PER LA SUA CHIOSA FINALE DELL'ARTICOLO.

    rispondi a TERESA
    gio 11 settembre 2014 09:20
  • marcello

    meglio che certa gente non ci fosse stata, molto meglio.

    rispondi a marcello
    gio 11 settembre 2014 09:00
  • carlo

    una bella storia, di un uomo onesto.

    rispondi a carlo
    gio 11 settembre 2014 08:51